La Certificazione di parità di genere: ricadute sul brand aziendale, su agevolazioni fiscali e partecipazione a gare

Roma – Rimuovere tutti gli ostacoli affinché lo stipendio sostanziale delle donne sia uguale a quello degli uomini. E’ questo uno dei temi più attuali che riguardano il mercato del lavoro, oggetto anche dell’ultima edizione del Festival del Lavoro dove è stato evidenziato come ancora oggi tra uomo e donne esistano ancora discriminazioni sostanziali che vanno rimosse.
Le stesse si annidano nella parte accessoria dello stipendio, posto che la parte fissa è uguale sia per uomini che per le donne. Quest’ultime restano svantaggiate nelle progressioni delle proprie carriere e non sono sostenute in maniera adeguata nel momento del parto, riproponendo la “tragica” scelta tra lavoro e maternità che alla fine finisce per penalizzare l’istituto della famiglia – oggi profondamente in crisi – e da cui consegue il fenomeno dell’inverno demografico che attanaglia ormai tutta l’Europa.
La vicenda del “Gender pay gab” è da tempo sotto l’attenzione anche delle istituzioni europee con la Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva, in attesa di recepimento da parte degli Stati membri, in considerazione del fatto che il divario salariale di genere si attesta in Europa in media al 12 %
In Italia, quella che oggi viene definita “Sostenibilità sociale”, si concretizza con la Certificazione della Parità di genere UNI/Pdr 125: 2022.
La Certificazione prevede sei aree specifiche: opportunità di crescita e di inclusione, equità remunerativa e tutela della genitorialità, conciliazione vita – lavoro, cultura e strategia, governance dei processi. Tutto questo non ha solo delle ricadute rispetto alla reputazione delle aziende, ma può garantirle fino all’1 % di sgravi fiscali per un massimo di 50 mila euro. Inoltre la certificazione può essere utile per ottenere punteggi premiali nelle gare d’appalto pubbliche e nell’accesso ai fondi europei.



