Morti sul lavoro: numeri di una guerra. Nori, presidente Anmil “Solo le norme non bastano. Si vince solo incrementando una vera cultura della sicurezza”

Tre morti al giorno. Uno ogni otto ore. E’ il bollettino di una guerra, con caduti quotidiani. L’Italia, purtroppo, stando ai dati non ha fatto molti passi in avanti rispetto a cinquant’ anni fa. Eppure, la Costituzione recita che “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, ma quest’ultimo rischia di trasformarsi sempre di più nell’altra faccia della morte. Ed allora bisogna “Fare presto!” – richiamando un titolo che ha fatto storia – per fermare questa mattanza.
Chi è da sempre in trincea, al fianco di chi purtroppo ogni giorno cade o viene mutilato, semplicemente lavorando, è l’Anmil (l’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro) che sottolinea da tempo come questa guerra di civiltà non si vinca solo con le norme e le sanzioni, ma soprattutto con la cultura della sicurezza.
Troppo il sangue versato – anche di recente – per non capire che è necessario partire sin dai banchi di scuola – come sottolinea con fermezza il presidente dell’Anmil, Graziella Nori
“Bisogna promuovere una vera e propria cultura della sicurezza – afferma Nori – i ragazzi di oggi saranno i lavoratori e gli imprenditori di domani che dovranno crescere nella consapevolezza che le regole non rappresentano un inutile appesantimento delle procedure o solo un costo, ma strumenti efficaci per la salvaguardia della vita umana che va assolutamente messa al centro di ogni processo produttivo” .
La questione è come un prisma con varie sfacciature per cui le criticità variano a seconda del punto di osservazione da dove le si analizzi. Ad esempio il fenomeno visto – ad esempio – dalla prospettiva dei cittadini stranieri, in particolare quelli impiegati nell’edilizia, ci restituisce un numero di lavoratori che nemmeno conosce la lingua ed è priva anche di un livello minimo di formazione. Un quadro di questo tipo è la pericolosa premessa che spesso si traduce in situazioni altamente rischiose, anche per incidenti mortali.
Una riflessione di tipo introspettivo meritano le conseguenze relative alle mutilazioni subite dalle donne – ci invita ad osservare la presidente Nori – . Le stesse hanno sfumature diverse e attengono alla sfera stessa della femminilità con un malessere interiore spesso sottovalutato e che non trova il giusto sostegno di carattere psicologico.
“Il nostro impegno – prosegue Nori – è finalizzato affinché si incrementi una vera e propria cultura della sicurezza. Su questo fronte, purtroppo, si fa ancora troppo poco e anche nell’ambito dell’educazione civica, occupa una posizione residuale. Occorre fare di più affinché si possa avere una consapevolezza che in assenza di parametri di sicurezza minimali, lo stesso lavorore si rifiuti di mettere a rischio la propria vita scendendo a pericolosi compromessi, spesso motivati solo da esigenze di carattere economico. Ecco perché insistiamo presso le scuole con le nostre campagne di sensibilizzazione, spesso avendo come testimonial quanti hanno subito – purtroppo – incidenti molto gravi, affinché possano rappresentare per tutti un monito di quanto non debba mai accadere”
L’attenzione va posta a tutto tondo anche per evitare i cosiddetti incidenti in itinere, cioè quelli che capitano mentre ci si reca presso i luoghi di lavoro spesso causati anche dal poco riposo. Un aspetto preventivo deve rappresentare – inoltre – anche il contrasto all’uso di stupefacenti e di alcol, la cui assunzione rappresenta un fattore di pericolo ad esempio rispetto a molti lavori su di una catena di montaggio o tutti quelli relativi all’edilizia o al settore dei trasporti.
“Il modello a cui dobbiamo mirare – conclude la presidente Nori – è quello delle cinture di sicurezza che prima nessuno metteva alla guida e poi attraverso anni di sensibilizzazione si è riusciti – di fatto – ad imporre in larga misura l’utilizzo, abbassando in maniera significativa il numero degli incidenti”



