Lavoro

Reskilling: fornire nuove competenze è la risposta a tanti problemi (e non solo delle aziende)

Le aziende che faticano a trovare figure specifiche potrebbero pescare... a casa loro. Il reskilling viene incontro a tante necessità di rimodularsi dopo la pandemia, ma i vantaggi non sono esclusivo retaggio dell'impresa. Ne parliamo con Vincenzo Panico di Bee Job Srl.

Sono tanti gli aspetti che, a causa di o esplosi in fase di pandemia, hanno costretto le aziende a rimodularsi: il fenomeno delle grandi dimissioni, la necessità di trovare lavoratori con competenze specifiche, il bisogno di riassettare i reparti per nuove esigenze. Il reskilling è la risposta: per l’azienda “pescare” tra il personale già a disposizione per procurarsi internamente le risorse che fuori non trova permette di ottimizzare i tempi e bypassare alcune difficoltà di recruiting tipiche del periodo storico, attraverso azioni mirate su lavoratori già “fidelizzati”.

Ma il reskilling è un’opportunità anche per il lavoratore, che può acquisire nuove competenze spendibili nel mercato del lavoro, che gli permettono di crescere e ritagliarsi nuovi spazi e anche ad ambire a nuove posizioni. Reinventarsi è da una parte quindi una necessità, di cui anche lo Stato si è reso conto e misure come il Fondo nuove competenze ne sono una dimostrazione; dall’altro offrono nuovi stimoli e nuove prospettive ai lavoratori dipendenti che, sappiamo, dalla pandemia sono usciti in gran parte in maniera completamente diversa rispetto a come ci sono entrati. Abbiamo affrontato l’argomento con un esperto del settore, Vincenzo Panico di Bee Job Srl.

Vincenzo Panico, è vero che alcune competenze in questo momento sono difficili a trovarsi nel mercato del lavoro, anche per le grandi aziende?
“Assolutamente sì, ad esempio alcuni profili professionali nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata), ma anche figure come macellai e salumieri, o ancora nel settore metalmeccanico, i posatori di fibra, i saldatori o gli operai specializzati. Tutte figure difficilmente reperibili. Si dovrebbe ripartire dai percorsi formativi, individuando giovani appena diplomati che intendano investire fortemente su loro stessi e su opportunità concrete che il mercato del lavoro offre”.

Chiariamo che questo problema non è legato alle polemiche sulla mancanza di stagionali o di giovani che non vogliono lavorare a causa del Reddito di Cittadinanza.
“Sicuramente il Reddito di Cittadinanza in alcuni casi ha avuto un’influenza negativa, ma il vero tema è che è opportuno che le aziende rendano più appetibili le attività professionali attraverso percorsi di carriera e professionali ben definiti, in quanto oggi nel nostro Paese i lavoratori sono troppo poco qualificati rispetto alle mansioni che si vogliono svolgere o che dovrebbero svolgere. Tutto questo da un lato porta gli imprenditori ad accontentarsi delle competenze offerte, dall’altro i lavoratori ad accettare livelli reddituali molto bassi rispetto alla media europea”.

vincenzo panico
Vincenzo Panico

In che modo il reskilling può sopperire a tali carenze?
“Le nuove generazioni, influenzate dall’iperconnessione e dalle nuove tecnologie, stanno sviluppando nuovi bisogni educativi e nuovi modelli di fruizione della realtà e della formazione. Non si può, però, farsi trovare impreparati”.

Cosa è previsto in futuro per le aziende che avviano percorsi per rimodulare la forza lavoro interna?
“Ci saranno nuove misure di politiche attive in essere: ad esempio il Programma GOL che dovrebbe portare ad una integrazione tra la formazione e le politiche attive del lavoro, comportando una personalizzazione degli interventi in base ai fabbisogni studiati su misura per il lavoratore e che quindi avranno ripercussioni positive anche sull’azienda”.

Enrico Parolisi

Giornalista, addetto stampa ed esperto di comunicazione digitale, si occupa di strategie integrate di comunicazione. Insegna giornalismo e nuovi media alla Scuola di Giornalismo dell'Università Suor Orsola Benincasa. Aspirante re dei pirati nel tempo libero.

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