Politica e Istituzioni

Legge di bilancio 2026: provvedimento con il “freno a mano”. I vincoli condizionano ancora la crescita. Ecco le novità

Roma – Dopo la consueta maratona parlamentare, la Camera dei Deputati ha definitivamente approvato lo scorso 30 dicembre la Legge di Bilancio dal valore di 22 miliardi di euro. Il testo definitivo è stato approvato con 216 si, 126 no e 3 astenuti. Da una prima lettura del dispositivo è chiaro a tutti che per riscontrare effetti concreti dovremo attendere i decreti attuativi.

Ci troviamo al cospetto di un provvedimento di prospettiva, fortemente legato al mantenimento della scommessa del vincolo di Bilancio al 3%. Acquisito il dato tra giugno e agosto e con la messa in sicurezza degli stanziamenti del PNRR, il Governo potrà programmare con decisione la Finanziaria del 2027, che presumibilmente dovrebbe avere una caratterizzazione più elettorale, considerando che ci troveremo a fine mandato e che per quel periodo la zavorra dei 40 miliardi di euro ereditati dal Superbonus potrà essere digerita meglio.

Ma in concreto quali sono i punti nevralgici di quella che un tempo era denominata “Legge di Stabilità”?

Possiamo dire che sono quattro gli aspetti più significativi dell’impianto finanziario.

Il primo sicuramente è rappresentato dalla preannunciata riduzione della seconda aliquota IRPEF dal 35 al 33%, oltre alla sforbiciata sulla tassazione dei premi di produttività, sul lavoro notturno e festivi.

Il taglio IRPEF riguarderà una platea di oltre 13 milioni di contribuenti e per i soggetti con reddito complessivo, al netto dell’abitazione principale maggiore di 200mila euro, l’aumento sarà neutralizzato da una riduzione di 440 euro su alcune detrazioni.

Passerà dal 5 all’1% l’imposta sostitutiva sui premi di produttività e si applicherà per importi che salgono da 3mila a 5mila euro.

Un provvedimento che, secondo la relazione tecnica, coinvolgerà circa 250mila persone.

Altra novità riguarda i crediti d’imposta, con una beffa nei confronti delle imprese che si erano prenotate entro lo scorso 27 novembre e che non potranno usufruire delle condizioni vantaggiose della misura 5.0, “accontentandosi” delle misure garantite dalla formula 4.0, che prevede un’agevolazione fino al 20% dell’investimento ammissibile.

Per quanto riguarda la ZES unica, ampliata anche a Umbria e Marche, il Ddl varato dal Consiglio dei Ministri aveva di fatto già salvato l’impianto che sta registrando un grande successo, stanziando importati risorse per il triennio 2026-2028.

Non è annoverato nella Legge di Bilancio, ma nel decreto Milleproroghe, il provvedimento che contempla il rinnovo anche per il 2026 del Fondo di Garanzia per le Pmi, al 50% sui finanziamenti bancari per operazioni di liquidità ed all’80% per investimenti, operazioni di importo ridotto e start up, con un limite di 5 milioni di euro confermato per beneficiario.

Come nelle migliori tradizioni, il varo del disegno di finanza pubblica catalizza critiche e polemiche ed aizza le opposte tifoserie, tra i filo governativi che lodano il provvedimento e i supporters dell’opposizione che gridano allo scandalo.

Una sola cosa è certa: in questo scenario macroeconomico e geopolitico a dir poco complesso, con gli stringenti vincoli di bilancio europei, imposti dalla zavorra del debito pubblico, i margini per realizzare una manovra espansiva ormai da molti, troppi anni, sono davvero risicati.

Provare ad agevolare la crescita economica, tenendo i conti in ordine, preservando la stabilità politica e finanziaria rappresenta il vero grande obiettivo di una classe dirigente seria e responsabile.

Non è annoverato nella Legge di Bilancio, ma nel decreto Milleproroghe, il provvedimento che contempla il rinnovo anche per il 2026 del Fondo di Garanzia per le Pmi, al 50% sui finanziamenti bancari per operazioni di liquidità ed all’80% per investimenti, operazioni di importo ridotto e start up, con un limite di 5 milioni di euro confermato per beneficiario.

di Alberto D’Erasmo

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