Bigenitorialità: tra diritto e tutela del minore. La Cassazione ribadisce: la sicurezza dei bambini viene prima di tutto

Sin dalla tenera età, ogni bambino ha bisogno della presenza di entrambi i genitori. Lo sviluppo dell’intelligenza, del linguaggio e delle capacità relazionali raggiunge livelli ottimali quando è accompagnato da più figure adulte capaci di offrire ascolto, sostegno e attività educative.
È noto che l’intelligenza si eredita in parte dalla madre e in parte dal padre, ma risulta fortemente influenzata dall’ambiente, dall’educazione e dalle esperienze di vita. Il diritto alla bigenitorialità, ampiamente regolamentato dalla normativa italiana, garantisce al minore la possibilità di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori anche in caso di separazione o divorzio.
Numerose famiglie si rivolgono ai Tribunali affinché vengano emessi provvedimenti volti a tutelare tale diritto, fondati su un giudizio prognostico che mira a individuare la soluzione più favorevole per il minore, ponendo al centro il suo interesse primario e non quello dei genitori. Un esempio significativo arriva dal Tribunale di Busto Arsizio, che con ordinanza del 7 luglio 2022 ha fissato i criteri per la scelta del genitore collocatario.
La valutazione si basa sulle capacità educative e relazionali di ciascun genitore, sulle consuetudini di vita e sull’ambiente sociale offerto al minore. L’obiettivo è evitare che un solo genitore instauri un rapporto inglobante, con il rischio di generare attaccamenti ansiosi o morbosi che limitano la crescita affettiva e relazionale del figlio.
La bigenitorialità, se realmente posta al centro del sistema degli affidi, dovrebbe ruotare attorno all’interesse primario dei minori e al rispetto delle figure genitoriali. Una genitorialità sana implica infatti un lavoro simmetrico di cura e sostegno, in cui entrambi i genitori partecipano attivamente alla crescita e all’educazione dei figli. In questa prospettiva, i minori non sono più considerati semplici oggetti di diritto, ma soggetti titolari di bisogni e interessi da tutelare.
La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 16084/2025, ha annullato una decisione della Corte d’Appello, ritenendo che non fosse stata valutata in modo completo la situazione familiare, segnata da forte conflittualità e da episodi di violenza assistita.
La Suprema Corte ha chiarito che il diritto alla bigenitorialità non può prevalere sull’interesse superiore del minore, soprattutto quando quest’ultimo sia esposto a rischi concreti derivanti da
comportamenti violenti o da un clima familiare compromesso. I giudici hanno sottolineato che la
crescita del bambino deve avvenire in un ambiente sicuro e protetto, dove la violenza non sia tollerata e i rapporti affettivi si fondino su rispetto e cura.
La Cassazione ha censurato la decisione di merito per non aver considerato adeguatamente le difficoltà relazionali tra i genitori, tali da rendere impossibile l’elaborazione di un progetto educativo condiviso. Inoltre, non è stata accertata un’effettiva volontà del padre di emanciparsi da atteggiamenti manipolatori e violenti: solo un percorso concreto di distacco da tali condotte può consentire la ripresa di rapporti familiari equilibrati.
Pur riconoscendo il valore del legame affettivo tra padre e figlio, la Corte ha ribadito che esso non può essere valutato isolatamente, ma deve inserirsi in un quadro complessivo che tenga conto della sicurezza, della stabilità e del benessere psicologico del minore.
La decisione della Cassazione riafferma un principio fondamentale: nelle controversie familiari, la protezione del minore viene prima di ogni altro diritto.
È un monito rivolto ai giudici di merito e alla collettività: la presenza di entrambi i genitori è riconosciuta e tutelata, ma non può mai prevalere quando mette a rischio la sicurezza o l’equilibrio psicologico dei bambini.
Monica Ascione



