8 marzo, la storia di Rozita che da Napoli, con i piatti tipici della cucina persiana, difende i valori di libertà e tolleranza del popolo iraniano

Napoli – “Le donne iraniane, nonostante le terribili violenze subite e che stanno subendo, stanno scrivendo la storia dell’Iran e del mondo”. Ne è profondamente convinta Rozita Shoaei, imprenditrice iraniana da anni ormai a Napoli, che nel giorno dell’8 marzo condivide la sua testimonianza di resilienza, di giustizia e libertà. Con il suo paese d’origine sente forte il legame delle proprie radici, ma qui in Italia ha germogliato le proprie foglie che ora “producono” i frutti rigogliosi.
Ci accoglie nel suo ristorante tipico persiano, un luogo che rappresenta un sogno coltivato nel tempo e divenuto finalmente realtà. Un piccolo – grande scrigno di storie, di miti, di sapori, in una traversa di corso Umberto a Napoli, a poche centinaia di metri dalla sede centrale dell’università Federico II, sovrano illuminato che perseguì il dialogo tra i popoli, le culture, le religioni.
Nella città di Parthenope ha trovato il suo porto sicuro, una “mamma” che sa abbracciare tutti, soprattutto chi cerca libertà e nuovi inizi. Rozita, infatti, nel lontano 1997 ha avuto la possibilità di lasciare il paese dopo che il regime istauratosi in Iran, con la Repubblica islamica, all’indomani della rivoluzione khomeinista del 1979, aveva drasticamente ridotto le libertà personali, soprattutto nei confronti delle donne che negli anni precedenti, invece, erano riuscite a conquistare un’ ampia fetta di diritti civili e sociali.

E’ la stessa Rozita, riavvolgendo il nastro del tempo e offrendoci un’ aromatica tazza di the persiano, accompagnato dall’ Halva, un dolce tradizionale realizzato con latte, zafferano, mandorle, a ricordare come l’Iran sia scivolata in un cieco fanatismo religioso. “Prima della rivoluzione del 1979 – ci dice Rozita– in Iran anche le donne godevano degli stessi diritti dei cittadini occidentali. Poi progressivamente il radicalismo si è fatto strada e Repubblica islamica, di fatto, ha ucciso l’islam. Tutto quanto accaduto in questi anni e che continua ad accadere si basa soprattutto su un uso politico e strumentale della religione. Oggi, in Iran, da quando è stata istaurata la Repubblica islamica, il numero di chi si dichiara realmente credente è sceso drasticamente”. Del resto, non potrebbe essere altrimenti – come ci racconta ancora Rozita – visto che il regime, ad esempio, ha fatto coincidere per anni l’Azan, il richiamo alla preghiera, anche con il momento dedicato alle esecuzioni. Un vero regime del terrore, rispetto al quale le donne hanno combattuto e combattono con coraggio resiliente ed oggi più che mai si pongono come assolute protagoniste, nonostante la dura repressione, del cambiamento. La “miccia” per il nuovo fuoco con il quale alimentare democrazia e libertà si è accesa nel 2022 con le proteste iniziate a Teheran, il 16 settembre del 2022, come reazione all’uccisione della ventiduenne Mahsa Amini, colpevole semplicemente di aver indossato in maniera non corretta – secondo la polizia – il velo. L’episodio è stata la “goccia che ha fatto traboccare il vaso” dopo decenni di tensioni, dando nuova forza al movimento “Donna, vita, libertà” , evidenziando come una parte sempre più importante della società iraniana senta il bisogno di cambiare
“Il movimento ‘Donna, vita, libertà’ – continua Rozita – ha scosso le coscienze e rappresenta una battaglia a favore dei diritti universali. Un vero esempio per il mondo che la guerra in corso ha messo in un angolo. La democrazia non si istaura con la violenza e ne da parte di chi, a sua volta, ha le mani sporche di sangue. Le libertà dell’Iran non può nascere dalla guerra né dall’autoritarismo. Il popolo iraniano sta lottando per una democrazia vera, fondata sui diritti e sulla dignità di tutte e di tutti”.
Rozita, nel frattempo, da Napoli – dove è sposata con due figli – non dimentica le sue radici e continua a combattere per la difesa dei veri valori dell’Iran che è l’unico paese di quella regione del mondo a non essere arabo, ma un crogiuolo di culture. Lo fa dalla “trincea” del suo ristorante, “Soraya”, che fa riferimento alla costellazione delle Pleiadi, ma è anche il nome della sua mamma.

Da qui, si fa mediatrice dei valori identitari del suo popolo, ispirato da sempre ai principi di tolleranza racchiusi nel “Cilindro di Ciro”, definito dagli studiosi la prima “Carta dei diritti umani” (l’originale è al British Museum) di cui ha una copia in bella mostra. Un impegno che condivide insieme all’associazione Azadi degli Iraniani di Napoli con lavoro che comprende anche la riscoperta della cultura di Zarathustra il cui pensiero risale sin dal II millennio A.C con il profeta che predicava la morale dei buoni pensieri, delle buone parole, e delle buone azioni. Per scoprire la vera cultura persiana, al di là dei luoghi comuni e dei pregiudizi, non vi resta che varcare la soglia di Soraya per un incontro tra culture, scoprendo – tra l’altro – anche molte similitudini. “E’ proprio vero – conclude Rozita – ho scoperto che tanti proverbi napoletani sono uguali a quelli iraniani. Napoli è davvero la città dell’inclusione”




