Mediazione civile: quando dialogare conviene più che litigare. Intervista all’avvocato Marino Iannone
In Italia una causa civile dura in media tre anni. Eppure esiste un’alternativa più rapida ed economica che molti ignorano: la mediazione civile. Ne parliamo con Marino Iannone, avvocato e responsabile dell’Organismo di Mediazione Adierre Cameco (iscritto al n. 215 del Registro del Ministero) e responsabile scientifico dell’Ente di Formazione collegato. Con sede a Napoli, ma operatività nazionale, Adierre Cameco è tra i fondatori di MedItalia, la prima rete d’impresa tra organismi di mediazione in Italia.
D: Avvocato, partiamo dalle basi: cos’è la mediazione civile?

R: In sostanza, è un tentativo assistito di trovare un accordo. Due parti che litigano si siedono a un tavolo con un mediatore neutrale che le aiuta a dialogare. Il mediatore non decide come un giudice, non impone nulla: facilita la comunicazione. Se si arriva a un accordo, questo ha lo stesso valore di una sentenza. Ma è frutto della loro volontà, non calato dall’alto.
D: In quali casi è obbligatoria?
R: Dal 2010 lo è per diverse materie: liti condominiali, successioni, questioni su diritti reali e patti di famiglia, contratti bancari o assicurativi, danni da responsabilità medica. Molti la vivono come un’imposizione burocratica, ma in realtà ti obbliga a fermarti un attimo prima di correre in tribunale. E spesso scopri che un accordo è possibile.
D: E quando non è obbligatoria, perché dovrei sceglierla lo stesso?
R: Tre buone ragioni. Primo, la riservatezza: tutto quello che dici in mediazione resta lì, niente finisce agli atti di un processo pubblico. Secondo, la rapidità: massimo sei mesi contro anni di causa. Terzo, la flessibilità: l’accordo lo scrivete voi in base alle vostre reali esigenze, non c’è un giudice che applica la legge a prescindere. È utilissima soprattutto tra imprese o nelle controversie commerciali dove magari vuoi risolvere il problema ma continuare a lavorare insieme.
D: Ci fa un esempio pratico di quando funziona particolarmente bene?
R: Le eredità da dividere sono il caso perfetto. Immagini tre fratelli che devono spartirsi la casa dei genitori. Se vanno in tribunale, si aprono anni di battaglie tra perizie, controperizie, rinvii su rinvii. Spendono migliaia di euro e alla fine escono da nemici. In mediazione, magari in tre o quattro incontri, decidono chi tiene l’immobile compensando gli altri, oppure vendono e si dividono il ricavato. Costa poche centinaia di euro – tra l’altro c’è pure un credito d’imposta – contro spese legali incontrollabili. E soprattutto rimangono fratelli.
D: Ma se non si trova l’accordo?
R: Nessun problema, puoi sempre fare causa dopo. Non hai perso nessun diritto. Però guardi i numeri: il 60-70% delle mediazioni finisce con un’intesa. E anche quando non si chiude l’accordo, spesso le parti hanno chiarito meglio le loro posizioni e l’eventuale processo diventa più veloce.
D: Cosa distingue Adierre Cameco dagli altri organismi?
R: Puntiamo molto sulla qualità delle persone. Tutti i nostri mediatori sono avvocati con esperienza solida nelle varie materie, e li formiamo continuamente. Poi abbiamo investito in tecnologia: con MediaODR gestiamo mediazioni completamente online, con firma elettronica avanzata. E facciamo parte di MedItalia, la rete dei migliori organismi italiani, per scambiarci innovazioni e alzare sempre l’asticella della qualità.
D: Un ultimo messaggio per chi ci legge?
R: Se state pensando di fare causa, provate prima la mediazione. Davvero, non avete nulla da perdere. Potete risparmiare tempo, soldi e magari anche un rapporto che vale la pena salvare. E se cercate professionalità vera, noi di Adierre Cameco siamo qui da oltre 15 anni proprio per questo.



